martedì 22 luglio 2014

Jacopo Ligozzi, “pittore universalissimo”

A Firenze si celebra Jacopo Ligozzi, il pittore della natura. Una mostra dal titolo programmatico volta a ripercorrere la variegata attività dell’artista.
Firenze, Galleria Palatina 27 maggio – 28 settembre 2014
http://oltreilguardo.altervista.org/wp-content/uploads/2014/05/Allegoria-dellavarizia-metropolitan-1590-ca..jpg 
Jacopo Ligozzi, veronese di nascita, svolse la sua attività a Firenze impiantando una solida bottega. La sua presenza nella capitale granducale è fortemente documentata a partire dal 1577 – anno in cui figura presso la corte medicea- al 1627. Versatilità, genio creativo, invenzioni allegoriche e padronanza di complesse tecniche coloristiche hanno connotato l’attività di questo pittore non, o poco, omologato ai precetti delle tre arti del Disegno dell’Accademia fiorentina. La mostra di Palazzo Pitti vuole illustrare le sfaccettature di questa intensa produzione: dalle celebri illustrazioni naturalistiche realizzate a disegno acquarellato e lumeggiature dorate, all’attività da ritrattista, alla regia di importanti apparati decorativi (si pensi alla perduta decorazione fantasiosa della Tribuna degli Uffizi commissionatagli da Francesco I tra 1583 e 1584). 
Ed è nel primo decennio di attività fiorentina che esegue le tavole zoologiche e botaniche tanto apprezzate da Ulisse Aldrovandi e pienamente inserite in quel clima (quasi) enciclopedistico promosso da Franceso I, così da far(ci) apparire per slittamento antonomastico, come è stato detto1, Aldrovandi il nuovo Aristotele e Ligozzi nuovo Apelle.
Ligozzi fu anche pittore di storia, nella sua produzione infatti si occupò di apparati celebrativi. Non può non essere ricordata, a tal senso, l’impresa nel Salone dei Cinquecento, simbolo del potere medieceo, in cui dipinge i due enormi quadri su ardesia raffiguranti l’Incoronazione di Cosimo I (1591) e Bonifacio VIII riceve gli ambasciatori fiorentini (1592); opere in cui si firma provocatoriamente “Miniator”. Dell’intensa e multiforme attività di questo “pittore universalissimo” non va inoltre sottovalutata la progettazione grafica di raffinatissimi oggetti in pietra dura, ricami e tessuti.
 Di singolare interesse è anche la serie di invenzioni allegoriche: l’Allegoria della Redenzione, l’Allegoria dell’Amore che difende la Virtù contro l’ignoranza e il Pregiudizio, l’Allegoria della Vanitas e l’Avarizia quest’ultima in mostra e immagine copertina del Catalogo, in prestito dal Metropolitan di New York).
Una parte della mostra è dedicata anche alle opere religiose; un’attitudine del pittore sviluppata sin dai primordi del soggiorno fiorentino ma intensificatasi a partire dal 1591, anno in cui, a seguito della realizzazione della Deposizione per il convento dei cappuccini di San Gimignano, è costretto a chiudere la bottega che teneva presso gli Uffizi, a causa dell’infrazione delle clausole contrattuali che lo impegnavano a dipingere unicamente per i Medici. A testimoniare questa sua fase, il San Girolamo sorretto dall’angelo appartenente alla chiesa di San Giovannino degli Scolopi, del Martirio di Santa Dorotea di Pescia e dell’Adorazione della Croce recentemente ritrovata nella chiesa di Sant’Andrea a Percussina, importante supplemento al catalogo dell’artista.

Catalogo della mostra: http://www.libreriauniversitaria.it/jacopo-ligozzi-pittore-universalissimo-verona/libro/9788883477317


1Marte Elena De Luca e Marzia Faletti, Jacopo Ligozzi “altro Apelle”, Firenze, Giunti, 2014.
11959 OrnatoJ.Ligozzi, Incoronazione di spine ,olio su tela, Galleria PalatinaOrazione nell'Orto, Firenze, galleria PalatinaUffizi, Ritratto Virginia de' Medici2953 Figura

Cena a Ponte Santa Trinita


A Firenze i potenti occupano il Ponte Santa Trinita per cenare e autocelebrarsi.


Vivo a Firenze, è una bellissima città, uno di quei rari angoli di mondo che non finiscono mai di stupirti. L’altro giorno però, e purtroppo non è la prima volta che accade, questa città mi ha stupito negativamente. Ho sentito della cena-cerimonia, alias “Grande Evento”, a Ponte Santa Trinita, per omaggiare lo stilista Ricci che ha donato la nuova illuminazione per Ponte Vecchio (ammesso che ve ne fosse realmente bisogno) e mi è venuto un senso di ribrezzo, anzi no, di vuoto. Ancora adesso, ad immaginare la pompa magna con quelle due belle facce -Renzi e Nardella- accomodate a mangiare sul ponte con tutta la corte al cospetto mi fa cadere in uno stato di angoscia. Eh sì, non solo perché l’operazione sancisce, rafforza e in un certo senso blinda anni di operazioni di questo tipo contro il patrimonio culturale, ma anche perché dimostra quanto siamo un popolo corrotto. Immaginate, infatti, tavolini agghindati a dovere, camerieri a servire piatti e vini pregiati ai tavoli allestiti lungo il detto ponte1, chiacchiericci, fotografi, testate giornalistiche e telegiornali a ritrarre il tutto, mentre, dall’altro lato del ponte la gente (a)normale ad assistere a cotanta ingordigia; come se tutto ciò fosse normale.

Viene da chiedersi se questa cena possa dirsi davvero una cena privata: in primo luogo perché è una cena concessa da un’autorità pubblica che, anche se gestisce la cosa pubblica come fosse cosa privata, gode, in virtù di un finanziamento da privati, di un ritorno di immagine che servirà a rafforzare la sua autorità pubblica; in secondo luogo perché la folla che sta lì ad applaudire -e a non percepire quanto di anomalo sta accadendo- è quella stessa folla che ritenendo tutto ciò assolutamente normale, oblitera un modello e rende banale ciò che in realtà è pesantemente corrotto. Sarebbe come autorizzare qualcuno a dire verso noi stessi la celebre frase del film Il Marchese del Grillo “Ah… me dispiace, ma io so’ ioe voi non siete un cazzo!”

E’ quella stessa folla che, ammaliata quotidianamente dalla televisione, addirittura, ora, può vedere vivificarsi, come per magia, questi omini che occupano perennemente la scatolina del potere. E così, improvvisamente, la donnuccia piccolo borghese sogna per un momento di essere la First Lady e suo marito per una volta è più tranquillo per averla portata fuori e averle permesso di sognare…

Ecco perché siamo un paese corrotto, lo siamo perché i valori non solo vengono elusi, ma, addirittura, riescono a farci credere che non esistano…e permettiamo loro di far tutto ciò!


P.s. Non entro in merito alla questione di come Nardella, attuale sindaco di Firenze investito da Renzi, trattava i suoi studenti durante gli esami dei suoi corsi -indovinate un po?- di legislazione dei Beni Culturali (siamo di nuovo a quel “io so’ ioe voi non siete un cazzo!), ma ci terrei a raccontarvi di come camminare per Firenze significhi vedere una città letteralmente invasa da piattaforme per tavolini ed espansioni nauseabonde di attici sull’Arno, entrambe dall’improbabile esecuzione architettonica; di come potreste entrare nello storico caffè, Le Giubbe Rosse, in cui si riunivano i futuristi e altre eminenti figure della cultura italiana e trovarvi in una serata disco a suon di cocktail... come dire, come foste nel film La Grande Bellezza: terrazzate e festini.