mercoledì 9 ottobre 2013

A cosa serve Michelangelo?





Denigrate, bistrattate, sfruttate, malpagate e depresse le facoltà umanistiche, e le stesse materie, appaiono oggi -per colpa delle non politiche di chi ci governa- sempre più sul viale del tramonto. Una di queste discipline, clamorosamente scomparsa dai programmi di insegnamento scolastico, grazie al colpo di genio del nostro ex Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, è la storia dell'arte.
Non voglio stare a fare la solita retorica sulla densità del patrimonio culturale italiano o sulla non corrisposta attenzione da parte nostra e delle istituzioni, vorrei piuttosto raccontarvi un aneddoto successomi qualche mese fa. Insomma, un modo per dimostrare con i fatti come proprio da quelle materie definite dai più “astratte”, “inconcludenti” ecc.. possano rafforzarsi le capacità cognitive di immaginazione, elaborazione e, perché no, di figurazione. E, credetemi, in un momento come questo, ce ne sarebbe tanto bisogno. Vengo al racconto.

Qualche mese fa nella casa in cui domicilio, una di quelle case da studente in cui è difficile trovare tutti i comfort e gli agi a cui più o meno siamo abituati, si è rotta accidentalmente una tapparella. Quando in una casa di studenti succede qualcosa del genere le soluzioni sono due: telefonare alla proprietaria di casa, sperando che questa, in un atto di rara filantropia, faccia subito arrivare un tuttofare ad intervenire, oppure si decide di improvvisare. Ebbene, dopo aver smontato il meccanismo che rende possibile quel miracoloso quanto calibrato sali e scendi, non riuscivo più a rimontare il congegno e, prendendola con filosofia, mi rassegnai all'idea di appellarmi, il giorno dopo, all'atto di clemenza della proprietaria. La sera stessa mi dedicai alla lettura, in particolare alla parte della biografia di Michelangelo in cui Vasari narra le gesta dell'artista prossimo alla realizzazione degli affreschi della Cappella Sistina.
In questa parte della vita di Michelangelo si accenna, molto brevemente, al sistema di ponteggi che lo stesso dovette approntare per realizzare quei capolavori immensi. Fu in quel momento che, stimolato dall'efficace narrazione vasariana, iniziai ad immaginare come potessero essere stati fatti questi ponteggi e  come avrebbe potuto funzionare, ai tempi, un congegno che fungesse da montacarichi. Dalle immagini createsi improvvisamente nel mio pensiero, poco sperante, cominciai ad abbozzare su carta e penna. Il mattino dopo mi fiondai sulla cassa che contiene tutta quella diavoleria e dopo aver messo in pratica quanto avevo appuntato il giorno prima, indovinate un po'? Tutto funzionava!

Ovviamente è un aneddoto da sempliciotti, lo scopo della storia dell'arte è ben altro, gli appassionati della materia lo sanno benissimo, non c'è bisogno di dilungarsi. La riflessione deve se mai focalizzarsi sul fatto che questa disciplina sia stata praticamente abortita dai programmi scolastici ministeriali. Come si (per dirne una!) può pensare di formare degli operatori turistici che non sappiano, neanche a grandi linee, cosa ci sia di bello da vedere nelle numerosissime città d'arte italiane? Lascio a voi la risposta.
Lo scopo di questo post, che prende a prestito il titolo da un libro1 di un noto storico dell'arte, è quello di segnalarvi una petizione online, sottoscritta da eminenti figure della cultura italiana, che vorrebbe sottoporre la questione all'attenzione del nuovo Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Sperando che qualcuno prima o poi inizi a pensare...




1Tommaso Montanari, A cosa serve Michelangelo?, Torino, Einaudi, 2011



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