sabato 18 maggio 2013

Notte dei Musei 2013: esserci o non esserci?

 



Prendere sempre le cose per quello che potrebbero significare e non per come esse appaiono. Impazzano sul web pagine e pagine dedicate all’evento di questo weekend: la Notte dei Musei. La nostra attenzione -perlomeno quella dello scrivente-, a differenza di quel che spesso ci prefiguriamo di fare, e cioè di diffondere informazioni relative a eventi o manifestazioni culturali, si focalizza su tutto ciò che di contrariato e polemico si sia sollevato contro questa manifestazione.
Ebbene, per questo tour de force di risonanza nazionale, il nostro dimissionario Ministero (badate, Ministero, non Ministro!) dei Beni Culturali ha aperto alla collaborazione di associazioni di volontariato per garantire l’apertura e la fruizione dei numerosi siti e musei legati a questa Notte: «Apriamo alla collaborazione del mondo del volontariato per migliorare la fruizione del patrimonio culturale durante la Notte dei Musei 2013. Per maggiori dettagli potete chiamare al numero di tel. 06 67232197/2277».
Di per sé il fatto non dovrebbe fornire alcuna ragione per polemizzare, anzi, si dovrebbe essere orgogliosi del fatto che esista una folta presenza di sano volontariato: una schiera di persone, solidali e volenterose, pronte a dedicare del proprio sacrosanto tempo ad una giusta causa; ben venga questo, sia chiaro!
Ma le cose non stanno precisamente così, poiché, provando a ragionare come il nemico, ossia come un Homo meramente oeconomicus, non avremmo alcuna difficoltà a rinvenire un vizio di forma e di mercato; un vizio che nasce nel momento in cui il tanto amato volontariato viene invocato e utilizzato per sostituire, e non per incrementare, quello che dovrebbe essere il compito eseguito dal lavoro professionista.
Queste le dichiarazioni dell’On. Ilaria Borletti Buitoni :
In questi giorni sono state sollevate polemiche sull’uso dei volontari da parte del Ministero dei Beni Culturali per l’apertura straordinaria dei Musei del prossimo 18 maggio.
Vorrei solo ricordare a tutti che dal 2000 al 2013 la percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura è scesa da 0,39 % allo 0,22% e sono ridotte di circa 3000 persone il numero di risorse impiegate dal Ministero, a causa di scelte politiche attribuibili sia a Governi di centro destra che di centro sinistra.
In questo contesto è assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare l’offerta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari. Serve una vera e sostanziale inversione di tendenza, che porti a considerare centrale l’attività di tutela e valorizzazione del Patrimonio nazionale per lo sviluppo del Paese. Una volta modificato questo contesto poter dare finalmente una prospettiva di lavoro alle persone che hanno investito in una formazione culturale, come per esempio gli archeologi o gli storici dell’arte, diventerà non solo possibile ma anche prioritario. “
In parole povere non si fa che rinviare il problema ai posteri.
Questa invece la dichiarazione di Alessandro Pintucci, Presidente della Confederazione Italiana Archeologi:
È inaccettabile che il Ministero possa anche solo immaginare di compensare l’ormai annosa carenza di personale interno con l’utilizzo di volontari, possibilmente studenti o laureati del settore archeologico e storico-artistico. Se queste sono le premesse, il messaggio che arriva dal nuovo Governo non è certo positivo nei confronti delle migliaia di professionisti del settore dei beni culturali, che versano in gravissime condizioni economiche e sociali, vittime anche della crisi che sta attanagliando il paese”.
Come si accennava prima, il tutto sarebbe da considerare normale laddove esistesse una situazione di normale funzionamento del Ministero.
Non si fa che ritornare con ridondanza alla logica del tirocinio non pagato, dello stage non retribuito che sostituisce il lavoro e alla generazione di giovani soffocati dall’assenza di un lavoro che dia dignità, anche dopo un percorso di studi sofferto ma ancora qualificante.
A parere dello scrivente, non si tratta di una polemica inutile in perfetto stile italico, dettata dalla disperazione di tanti giovani che desidererebbero lavorare nella cultura; non è la protesta di un gruppo di persone che non arrivano a capire che il volontariato di una Notte non può cambiare le cose, non si tratta neanche di una comunità utopica ostile ad uno pseudo pragmatismo che, secondo il criterio del buon fine, vedrebbe del positivo in numerose persone avvicinarsi, sia pure per una sola serata, ai beni culturali. Si tratta, a parer mio, di persone formatesi e specializzatesi per operare quotidianamente e, magari, avvicinare tutti i giorni il pubblico al nostro patrimonio culturale. L’incentivo ai beni culturali e l’avvicinamento del pubblico non lo si ottiene grazie ad una notte, ma nasce dall’educazione, dal senso civico e dal senso di appartenenza; fattori che dovrebbero maturare dalla scuola, altra grande assente…
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