sabato 10 marzo 2012

Ritorno nella terra di Piero


Ritorno nella terra di Piero

Ma la verità è che non esiste un accesso diretto al reale: in nessuna circostanza della vita noi possediamo gratuitamente questa chiave, perché tutto, tutto è celato, tutto è sempre qualcosa e insieme qualcos'altro.


Nino Bizzarri, classe 1951, è un regista e sceneggiatore italiano. La sua carriera di cineasta inizia già dal 1974, anno in cui lavora come assistente di regia di Roberto Rossellini in Anno Uno. Dopo diversi film (mediometraggi, lungometraggi e documentari) inizia a realizzare alcuni ritratti di uomini illustri sotto forma di documentario, tra cui quello del celebre pittore rinascimentale Piero della Francesca.
Ritorno nella terra di Piero non è il solito documentario algido in cui si cerca di delineare il percorso artistico del pittore, piuttosto, si configura come la ricerca di un dialogo con il mondo e il modo -di narrare- dello stesso, attraverso una fusione degli elementi costitutivi della poetica di Piero.
L'attraversamento dei paesaggi, delle opere, dei deliziosi scorci di Urbino, rendono il lavoro di Nino Bizzarri un racconto che cerca di immedesimarci nell'arcano mondo di Piero, attraverso la creazione di una serie di legami stringenti; un microcosmo in cui le geometrie diventano volontà di conoscere e immortalare, e il suono della luce, che irrompe blando nelle stanze abitate dalle sacre conversazioni, sta alla base della stessa morfologia del mondo.
E' evidente, nell'operare del regista, un effetto di forte fascinazione dalla pittura di Piero, l'attrazione da quella narrazione posata ed eloquente che è la sceneggiatura stessa a definire come taciturna, un silenzio che tuttavia non può che rimanere impresso nell'esperienza estetica dell'osservatore (provate a godere per almeno mezzora degli affreschi di Piero con Storie della Vera Croce nella Chiesa di S. Francesco ad Arezzo).
Illuminante la scelta di musiche dal forte impatto estatico che ben si sposano con la narrazione figurata e parlata. Un lavoro che vuole creare un parallelismo tra due tempi, tra percezione attuale dei dipinti e tempo della loro lettura originale -quella antica-, non senza ricorrere ad inquadrature che sembrano rielaborare in chiave cinematografica gli spunti che, sin dai primordi, la pittura ha saputo fornire alla più moderna arte cinematografica.