domenica 5 agosto 2012

Canne: con la cultura non si mangia (2.0)


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L’intero sito archeologico denuncia una situazione di cattiva o quasi assente manutenzione, una quasi assente valorizzazione del sito, una mancanza di finanziamenti che garantiscano quanto meno la tutela di ciò che finora è venuto alla luce.




L’area di Canne, nella sua complessità, risponde ad un grandissimo interesse archeologico per via della nutrita stratificazione culturale che va dalla preistoria  all’età moderna. Un'area ricchissima di testimonianze, che in età romana doveva fungere da vera e propria stazione di commercio della ricca e vicina Canosium, (essendoci, a quei tempi, la possibilità di navigare il vicino fiume Ofanto). Ad oggi recandoci sul posto ci troviamo dinanzi ad una collina percorribile dove si possono ammirare i resti dell’abitato medievale. Durante la campagna di scavo 2004-2005 sono venuti alla luce i resti di una villa di età imperiale, sita ai piedi di un leggera altura, di fronte alla cittadella medievale. Probabilmente l’antica Canne romana aveva un assetto differente da quanto oggi si pensa. Tutti ritrovamenti, questi, che dovrebbero  condurre verso la volontà di continuare le indagini con compagne di scavo, per comprendere quale fosse stata la realtà dell’antico vicus. Ciò non toglie che si possano trovare altre ville romane della stessa epoca  o di altre.


La situazione giuridica del sito risulta essere alquanto complicata, senza andare troppo indietro nel tempo partiamo da qui:
-1999 viene siglato un protocollo d'intesa tra il Comune di Barletta e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
-2009 legge regionale 44, provvede all'allargmantento della perimetrazione del parco dell'Ofanto (istituito precedentemente con legge regionale 37/2007).
Il protocollo tra Comune e Ministero sancisce una generale ripartizione di competenze che impegna la soprintendenza alla gestione del sito e il Comune al collegamento dello stesso oltre che a generali mansioni di manutenzione. Le finalità dell'Ente Parco dovrebbero essere quelle di promuovere attività, tutelare, recuperare e valorizzare il patrimonio naturalistico, archeologico, architettonico, promuovere attività culturali, promuovere attività di sensibilizzazione verso il territorio e la sua gestione consapevole. Se con il precedente protocollo le parti a dover convenire sono Ministero (tramite soprintendenza ai beni archeologici) e Comune, con le successive leggi regionali abbiamo un terzo attore istituzionale che può -o meglio potrebbe- finalizzare delle proprie attività verso il sito. 

Guardando le seguenti immagini vi renderete conto di come tutta la situazione giuridica trovi perfetto riscontro nella realtà, di come tutti gli attori istituzionali svolgano i propri compiti, che -nonostante non ci siano fondi per continuare gli scavi- il sito archeologico è perfettamente tutelato, ben collegato, non esiste alcun presupposto per poter sollevare inutili critiche (magari!). 


 
Canne - Creare presentazioni online

Putroppo, ad oggi, non solo non si vedono riprendere gli scavi, ma si vede l’intero complesso archeologico (insediamento pre-romano, villa romana, abitato medievale) in una situazione di cattiva o quasi assente manutenzione, una quasi assente valorizzazione del sito, una mancanza di finanziamenti che garantiscano quanto meno la tutela di ciò che finora e venuto alla luce. Eppure si parla di un cospicuo patrimonio, di un antiquarium che espone dei reperti unici, di un bellissimo connubio tra resti archeologici e bellezze naturali della valle ofantina, tra la caratteristica campagna di Puglia disseminata di ulivi e vigneti e la ricchissima avifauna. Tutte cose che desterebbero interesse persino nel visitatore più demotivato.
Una prima stesura di qust'articolo era stata approntata nell'estate 2011, ad oggi nulla è cambiato intorno al sito, non si può segnalare che degrado, atti vandalici e muri crollati per le piogge invernali. Malapena l'antiquarium resta aperto, con un bookshop pressappoco inesistente, reperti ancora da catalogare collocati in cassette di plastica, capitelli corinzi lasciati alla rinfusa . Non basta, la nuovo struttura architettonica, costruita per ospitare un ampliamento dell'antiquarium, appare del tutto in disuso e in abbandono, rimasta non finita e probabilmente con tutta l'impiantistica da terminare. La fontana Di San Ruggero, antica fonte collocata nello stesso agro, ancora del tutto deturpata dalle scritte di graffitisti decerebrati. Ancora, gli scavi archeologici appartenenti alla fase preromana del sito in completo stato di abbandono e in totale assenza di manutenzione, ricoperti da uno strato di sterpaglie che li rende illeggibili e quasi inpraticabili.
Il Comune di Barletta ha da poco perso dei finanziamenti comunitari per un ammontare di 750.000 euro, fondi che sicuramente non avrebbero risolto nemmeno una minuta parte dei problemi relativi a tutto il complesso, ma che, sicuramente, avrebbero potuto avviare degli interventi necessari .
Come è possibile che dinanzi ad una stratificazione così ricca di civiltà e cultura non si faccia niente per invertire la rotta? Interessante vedere come l'intero agro sia molto peculiare dal punto di vista paesaggistico, vera e propria sintesi delle colture tradizionali della zona; fattore, questo, che si dovrebbe integrare alla fruizione dei reperti e degli scavi presenti attraverso la promozione delle eccellenze enogastronomiche della zona. Non solo, la bellezza della compagna circostante, la presenza di numerosi tratturi -in realtà molti da risistemare- darebbero l'occasione di creare dei bellissimi percorsi ciclo turistici. Chi trarrebbe vantaggio da un progetto lungimirante? Domanda più che retorica.

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