sabato 26 maggio 2012

Leonardo ai tempi della telegenia

Impazzano le polemiche sulla Battaglia di Anghiari, il capolavoro leonardesco che si sta cercando di riportare alla luce nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio.

In seguito alle ricerche e ai lavori condotti da parte dell’equipe guidata dall’ingegner Seracini, sono stati comunicati i dati relativi ai prelievi effettuati. Nel sensazionalismo prorompente di molti dei media nazionali  -e non solo- si avverte una ormai acquisita sicurezza sull’esistenza della celeberrima battaglia.
Le polemiche mosse dal solito obsoleto e contrariato dalla scienza “fronte del no” –evidentemente va di moda etichettare così chi va contro il “vero progresso”- vertono in realtà su alcune riflessioni  importantissime. Oltre al fatto che ad essersi schierati contro l’intervento a trapano sulla parete affrescata dal Vasari –e non si sta parlando mica di uno qualsiasi- compaiono le più importanti figure della cultura nazionale e internazionale, sia dal canto degli storici dell’arte che da quello dei restauratori, l’altro avvenimento che ha stizzito gli animi degli addetti ai lavori, sta nella mancata consegna dei prelievi effettuati a più laboratori, per il raffronto dei dati. Lo stesso OPD (Opificio delle Pietre Dure di Firenze) si è occupato del monitoraggio del team e non dell’analisi chimica dei prelievi, condotta da due laboratori privati, e solo successivamente tali prelievi saranno consegnati per l’analisi dell’OPD.
Premettendo che non si può fare ostruzionismo a priori, nei confronti di chi fa ricerca su un capolavoro -ammesso che sia davvero lì-, si dovrà tuttavia cercare di trarre delle conclusioni oggettive riguardo a tutto l’accaduto. Le questioni da sollevare sarebbero davvero tante; anche se valesse la pena di staccare l’affresco di Vasari, solo un’operazione di marketing a  basso profilo si prefiggerebbe di affrontare il problema così come è stato affrontato. Un progetto portato avanti seriamente, al contrario, concentrerebbe risorse e ricerche per evitare quello stacco ormai tanto agognato o aspetterebbe perlomeno dati più certi.
Viene senz’altro da sogghignare quando, all’interno di trasmissioni come Voyager, appaiono delle informazioni evidentemente erronee per creare quell’aura di mistero e fare incollare il pubblico agli schermi. Innanzitutto, ci terrei a sottolineare che, all’interno del servizio, quello che è l’Archivio di Stato di Firenze, accessibile ai più, con un rocambolesco colpo di bacchetta, viene trasformato improvvisamente in un luogo misterioso, in cui chissà quale dei più remoti misteri giace celato tra i polverosi scaffali. E’ un archivio di stato pubblico e fa parte di quelle categorie di beni culturali considerati relitti, proprio come si sta considerando il povero affresco di Vasari. Per quanto riguarda la questione dell’intercapedine, anche questa presentata come nuova mastodontica acquisizione, si sapeva già della sua esistenza, e già precedentemente era stato messo in evidenza come la stessa si sviluppi lungo tutta la parete e non solo nel luogo ipotetico dell’affresco.
In secondo luogo, tra le copie dell’opera vinciana, ripetutamente mostrate negli sconvolgimenti mediatici, in particolare quella straordinaria di Pieter Paul Rubens, non poteva essere realizzata dal pittore fiammingo come copia diretta dagli affreschi di Palazzo Vecchio, poiché il pittore era nato solo nel 1577 (anno in cui i lavori nel salone, almeno la parte relativa all’entourage vasariano, dovevano essere abbondantemente terminati).
A questo punto si potrebbe sollevare un ennesimo mistero, ossia, dove si trovavano gli affreschi di Leonardo? E’ possibile che Rubens abbia copiato la battaglia staccata da qualche oscuro personaggio? Quale arcano messaggio conteneva la scena raffigurata dal Vinci? E’ possibile che la scritta all’interno dell’affresco del Vasari “cerca trova” si riferisca ad un incomprensibile codice cifrato all’interno dell’affresco?
Ovvio che no, si faceva un po’ di sana ironia, ma coglierei l’occasione per sottolineare che basterebbero delle piccolissime nozioni di storia dell’arte e di storia della critica d’arte –mi sia perdonata la menzione di materie umanistiche così infime ed inutili al progresso- per non rimanere ammaliati e considerare che, durante il cinquecento, prima di passare alla stesura finale dell’opera, i maestri realizzavano dei cartoni su cui veniva realizzata l’opera che avrebbero successivamente riportato su muro. E furono proprio i cartoni realizzati da Leonardo a sbalordire un’intera generazione di artisti, tanto da essere ancora citati nell’autobiografia di Benvenuto Cellini -iniziata a scrivere nel 1558-, lo stesso che li ha battezzati “scuola del mondo”, frase abusata e ormai diventata, paradossalmente, motto propagandistico dell’operazione stessa. Ma allora come mai si sente ripetere continuamente questa frase e riferirla agli affreschi di Leonardo, soprattutto nelle sortite megalomani dei politici in prima linea? Riporto di seguito il passo di Cellini:
In questo proposito cadde in sul ragionar di Michelagnolo Buonarroti; che ne fu causa un disegno che io avevo fatto, ritratto da un cartone del divinissimo Michelagnolo. Questo cartone fu la prima bella opera che Michelagnolo mostrò delle maravigliose sue virtú, e lo fece a gara con uno altro che lo faceva: con Lionardo da Vinci; che avevano a servire per la sala del Consiglio del palazzo della Signoria. Rappresentavano quando Pisa fu presa da’ Fiorentini; e il mirabil Lionardo da Vinci aveva preso per elezione di mostrare una battaglia di cavagli con certa presura di bandiere, tanto divinamente fatti, quanto imaginar si possa. Michelagnolo Buonarroti, nel suo dimostrava una quantità di fanterie che per essere di state s’erano missi a bagnare in Arno; e in questo istante dimostra ch’ e’ si dia a l’arme, a quelle fanterie ignude corrono a l’arme, e con tanti bei gesti, che mai né delli antichi né d’altri moderni non si vidde opera che arrivassi a cosí alto segno; e sí come io ho detto, quello del gran Lionardo era bellissimo e mirabile. Stetteno questi dua cartoni, uno innel palazzo de’ Medici, e uno alla sala del Papa. In mentre che gli stetteno in piè, furno la scuola del mondo[1].
Nei giorni successivi, il sindaco Renzi -noto esperto di storia dell’arte e di tecniche di restauro !- ha dichiarato che l’intervento sulle aree restaurate del dipinto vasariano sarebbe possibile “fin da subito in quanto l’Opificio delle Pietre dure ci ha lasciato una mappa completa di tutti gli interventi di restauro effettuati sulla battaglia di Scannagallo nell’800 e nel ’900 ”.
Renzi ha anche scritto una lettera al ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi -altro esperto del settore !- per chiedere tutte le autorizzazioni.
Il sindaco ha infine chiarito di non avere alcuna intenzione di chiedere fondi al Ministero per proseguire i lavori di indagine ed eventuale stacco: “Stiamo parlando di Leonardo che fa il giro del mondo, non abbiamo alcun problema di finanziamenti, i soldi li troviamo dai privati”. Ecco svelato subito l’atteggiamento da uomo del denaro. Del resto, cosa ci si poteva attendere da chi voleva ricostruire la pavimentazione in cotto di Piazza della Signoria, da chi avrebbe fatto costruire ex novo, dai disegni michelangioleschi, la facciata della Basilica di San Lorenzo? State sani.
Buono spettacolo !

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