giovedì 13 ottobre 2011

Crescita o degrado?



Continuano le riflessioni, ammesso che tali le si possano considerare, sulle misure da emendare alla scorsa manovra finanziaria, al fine di stimolare la crescita economica. Ebbene tra queste si prospetta l’opzione di un nuovo condono fiscale ed edilizio. Per quel che riguarda il condono edilizio, si sono pronunciati avversi il ministro dell’economia Tremonti, mentre aperture sempre nell’ambito della maggioranza provengono dall’on. Cicchitto.
Le ragioni pro condono -edilizio- sosterrebbero la possibilità di crescita economica, sia per la creazione di lavoro associato a questi ampliamenti sia per le nuove entrate relative alle utenze e alle tasazioni proporzionali alla dimensione dell’immobile stesso.
Le ragioni contrarie a questo condono hanno una natura più etica, sono più schierate per la difesa del paesaggio, dei contesti urbani e di diverse realtà, ma anche della sicurezza. Molti sono gli interrogativi che si pongono a riguardo, se poi pensiamo che buona parte dei vecchi condoni sono spesso caduti nelle voragini della burocrazia italiana, potremmo interrogarci sulla necessità di tale manovre.
Il problema di fondo è massiccio, e non si può tra l’altro comparare tutte le realtà italiane. Immaginiamo una palazzina costruita a norma, a magari 325 m dalla battigia della costiera amalfitana; ebbene potrebbero verificarsi situazioni, in cui si potrebbe “chiudere un occhio ” per ampliamenti fatti a  75 m dalla palazzina originaria, per  una volumetria non superiore al 25% della costruzione regolare (con limite di 130 m quadri). Vi sembra normale? ..non che la norma preveda ciò, anzi sembra del tutto omissivo il fatto che non si pronunci sulle zone soggette a vincolo. Allora come interpretarla visto che sono le regioni a porre vincoli, c’è da fidarsi?
Ora, in primis, chiunque in mala fede potrebbe vedere una regola del genere come un invito a costruire la propria dependance a qualche metro dal mare o da qualche bellezza naturale qualsiasi, per poi dichiarare o certificare in maniera truffaldina la costruzione della stessa avvenuta entro il 31 Dicembre 2010 (operazione questa molto facile); in secondo luogo non si può non tenere conto, con tanto di orgoglioso pregiudizio -per una volta-, che il testo in questione, sia stato partorito dall’illustrissimo On. Scilipoti, famosisimo per le sue conoscenze in materia edilizia e di tutela del paesaggio, nonchè per il suo senso di responsabilità (testo qui sotto).
- a valutare la possibilità di procedere, allo scopo di reperire immediate e certe risorse, ad un condono edilizio per i piccoli abusi destinati all’edilizia residenziale, che preveda:
il condono edilizio per tutte le opere abusive realizzate entro il 31 dicembre 2010 in ampliamento di opere regolarmente assentite.
Per ultimazione si intende l’opera completamente definita nella sua volumetria e nella sua sagoma visiva (in caso di abitazioni occorre il tetto ed i muri perimetrali completi di intonaco e pitturazione esterni) ed esternamente esteticamente completate (con intonaco e pitturazione).
Che l’opera abusiva realizzata in ampliamento non debba essere superiore al 25% della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, e non deve costituire un ampliamento superiore a 400 metri cubi (circa 130 metri quadri).
Che l’ampliamento si considera tale anche se questo non è costruito in aderenza alla costruzione originaria, purché sia tutto realizzato entro la distanza di m. 75 dalla costruzione originaria regolarmente assentita.
Invito chiunque legga quest’articolo a confrontare le due differenti visioni,  e a meditare anche alla luce della cronaca più recente. Di certo tornerà utile guardare e riflettere su questa video intervista al Prof. Settis, che di sicuro non è uno Scilipoti qualsiasi. Una visione in cui in primo piano viene messa la bellezza e la sicurezza; perchè sottoporre gli amplimenti a meno norme di sicurezza? Meditate ..meditate…
 
Martin

sabato 8 ottobre 2011

Trophime Bigot o La Tour?






Cliccare il link qui sotto

http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/22/Trophime_Bigot_Tour__co_10_101022027.shtml



La man che forme angeliche dipinge: Guido Reni

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La datazione del Gesù Vegliato, per ragioni di natura stilistica, non dovrebbe allontanarsi molto dall’opera Incontro tra San Giovanni e Cristo di Napoli, un periodo in cui il maestro ha raggiunto la sua piena maturità stilistica ed è capace di raccontare scene sacre con l’eloquio di un vero predicatore. Il Reni segnerà poi la sua svolta nella celeberrima Pala della Peste di Bologna, datata 1633, opera nella quale quel suo schiarire ulteriormente la tavolozza nei bagliori dell’apparizione, ci permette di rintracciare le sue prime mosse verso quel periodo squisitamente poetico della sua carriera, denominato “periodo argenteo”.
Il Reni è stato un pittore celeberrimo che, uscito dalla scuola dei Carracci, riesce a ritagliarsi un suo spazio tra i grandi nomi della storia delle arti; un pittore che nella sua prima attività propose un linguaggio così versatile che piacque tanto a Roma proprio per la sua alternanza di modelli, da quelli dei suoi maestri Carracci, in particolare Ludovico, alle influenze caravaggesche. Reni si qualifica come un autentico narratore sacro del suo secolo, un pittore capace di creare rarefazioni ambientali tali da proiettare il fedele in una profonda meditazione sensoriale, tuttavia non estatica.
Il suo carattere rivoluzionario non va sottovalutato, poiché, se Caravaggio fu colui che credette al suo universo tutto fisico, Reni, altrettanto coraggioso, si fa portavoce di una visione più animista, dove la verità risiede nell’esistenza di una pacata rivelazione. Deve essere considerata anche la sua versatilità, che lo porta ora all’esecuzione di opere a tema profano, ora alla realizzazione di scene sacre per le quali la narrazione raffaellesca appare essere una precisa fonte di ispirazione. Un pittore che il Marino cantò così nella sua Galeria, esaltandone le qualità creazionistiche:

Che fai Guido, che fai?
La man, che forme angeliche dipinge,
tratta or opre sanguigne?
Non vedi tu, che mentre il sanguinoso
stuol di fanciulli ravvivando vai
nuova morte gli dai?
O nella crudeltà anche pietoso
fabbro gentil ben sai,
ch’ancor tragico caso è caro oggetto,
e che spesso l’orror va col diletto

Ottava riferita all’immagine sottostante, in cui, riferendosi alla Strage degli Innocenti del Reni, il poeta esalta la sua capacità di creare una realtà altra.






















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