venerdì 2 dicembre 2011

Canne: con la cultura non si mangia.



Il sito archeologico di Canne della Battaglia è imprescindibilmente legato alla celebre battaglia del 216 a.c., in cui il famoso condottiero Annibale con i suoi suoi 40.000, riuscì a dare una bella lezione di strategie militare ai romani che si schieravano con un esercito avente il doppio di forze . Una battaglia considerata molto importante, sia dal punto di vista della strategia militare, sia per la grande reazione di orgoglio che scatenerà nei romani, che porterà alla fine dell’intera guerra e ridisegnerà la mappa politica dell’intero mediterraneo (puntata Ulisse).

L’area di Canne risulta di grande interesse archeologico per via della nutrita stratificazione culturale, che va dall’età della pietra all’età moderna. Un’area ricchissima di testimoniane, che in età romana divenne vera e propria stazione di commercio della ricca e vicina Canosium, essendoci, a quei tempi, la possibilità di navigare il vicino fiume Ofanto. Ad oggi recandoci sul posto ci troviamo dinanzi ad una collina percorribile, dove si possono ammirare i resti dell’abitato medievale.
A rigor di logica la città medievale potrebbe essere sorta sulla precedente Cannae romana, ma le cose potrebbero anche non essere così. Durante la campagna di scavo 2004-2005 sono venuti alla luce i resti di una villa di età imperiale, sita ai piedi di un leggera altura, di fronte alla cittadella medievale. Probabilmente l’antica Canne romana era sita proprio nei pressi di questo ritrovamento a valle, dove molto verosimilmente la città avrebbe potuto configurarsi nel suo ruolo di emporio fluviale, piuttosto che arroccata sul colle. Questi sono tuttavia gli interrogativi che un ritrovamento del genere pone, tutti quesiti che dovrebbero  condurre verso la volontà di continuare con compagne di scavo imponenti per comprendere quale realtà fosse l’antico “vicus” . Ciò non toglie che si possano trovare altre ville romane della stessa epoca di elevato pregio.
La situazione giuridica del sito è alquanto complicata, senza andare troppo indietro nel tempo partiamo da qui:
-1999 viene siglato il protocollo d’intesa tra il Comune di Barletta e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
-2009 legge regionale 44, provvede all’allargmantento della perimetrazione del parco dell’Ofanto (istituito precedentemente con legge regionale 37/2007).
Il protocollo tra Comune e Ministero sancisce una generale ripartizione di competenze che impegna, la soprintendenza alla gestione del sito e il Comune al collegamento dello stesso oltre che a generali mansioni di manutenzione. Le finalità dell’Ente Parco dovrebbero essere quelle di promuovere attività, tutelare, recuperare e valorizzare il patrimonio naturalistico, archeologico, architettonico, promuovere attività culturali, promuovere attività di sensibilizzazione verso il territorio e la sua gestione consapevole.
Se con il precedente protocollo le parti a dover convenire sono Ministero (tramite soprintendenza ai beni archeologici) e Comune, con le successive leggi regionali abbiamo un terzo attore istituzionale che può -o meglio potrebbe- finalizzare delle proprie attività verso il sito.
Guardando le seguenti immagini vi renderete conto di come tutta la situazione giuridica trova perfetto riscontro nella realtà, di come tutti gli attori istituzionali svolgano i propri compiti, che -nonostante non ci siano fondi per continuare gli scavi- il sito archeologico è gestito benissimo, ben collegato, non esiste alcun presupposto per poter sollevare inutili critiche. Un’area in cui lo scontro tra due titani decretò l’inizio della successiva egemonia romana nel mediterraneo, ma non interruppe quella confluenza di popoli, caratteristica della penisola intera che qui si può seguire benissimo. E non possiamo che gioire a  vedere immagini del genere….
 




Martin

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