sabato 8 ottobre 2011

La man che forme angeliche dipinge: Guido Reni

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La datazione del Gesù Vegliato, per ragioni di natura stilistica, non dovrebbe allontanarsi molto dall’opera Incontro tra San Giovanni e Cristo di Napoli, un periodo in cui il maestro ha raggiunto la sua piena maturità stilistica ed è capace di raccontare scene sacre con l’eloquio di un vero predicatore. Il Reni segnerà poi la sua svolta nella celeberrima Pala della Peste di Bologna, datata 1633, opera nella quale quel suo schiarire ulteriormente la tavolozza nei bagliori dell’apparizione, ci permette di rintracciare le sue prime mosse verso quel periodo squisitamente poetico della sua carriera, denominato “periodo argenteo”.
Il Reni è stato un pittore celeberrimo che, uscito dalla scuola dei Carracci, riesce a ritagliarsi un suo spazio tra i grandi nomi della storia delle arti; un pittore che nella sua prima attività propose un linguaggio così versatile che piacque tanto a Roma proprio per la sua alternanza di modelli, da quelli dei suoi maestri Carracci, in particolare Ludovico, alle influenze caravaggesche. Reni si qualifica come un autentico narratore sacro del suo secolo, un pittore capace di creare rarefazioni ambientali tali da proiettare il fedele in una profonda meditazione sensoriale, tuttavia non estatica.
Il suo carattere rivoluzionario non va sottovalutato, poiché, se Caravaggio fu colui che credette al suo universo tutto fisico, Reni, altrettanto coraggioso, si fa portavoce di una visione più animista, dove la verità risiede nell’esistenza di una pacata rivelazione. Deve essere considerata anche la sua versatilità, che lo porta ora all’esecuzione di opere a tema profano, ora alla realizzazione di scene sacre per le quali la narrazione raffaellesca appare essere una precisa fonte di ispirazione. Un pittore che il Marino cantò così nella sua Galeria, esaltandone le qualità creazionistiche:

Che fai Guido, che fai?
La man, che forme angeliche dipinge,
tratta or opre sanguigne?
Non vedi tu, che mentre il sanguinoso
stuol di fanciulli ravvivando vai
nuova morte gli dai?
O nella crudeltà anche pietoso
fabbro gentil ben sai,
ch’ancor tragico caso è caro oggetto,
e che spesso l’orror va col diletto

Ottava riferita all’immagine sottostante, in cui, riferendosi alla Strage degli Innocenti del Reni, il poeta esalta la sua capacità di creare una realtà altra.






















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