lunedì 26 settembre 2011

Ut pictura poesis: Lanfranco-Ferrante Carlo





Mirasi dunque al primo aspetto assunta a mezo giorno, che è la parte del Tempio ove è posto i magg.r altare, sopra un Choro d’Ageli, et una seggia di nuvole la Vergine Gloriosa sedente in guisa che il sinistro ginocchio alquanto discosto, et elevato più del destro lascia l’altro più baso, e cadente; e mentre le gambe scorciano, i piedi sotto la gonna restano in parte scoperti, uscendo di sotto al lembo di essa la veste è copiosa di piegature sode, e perciò in se stessa rivolgendosi lascia, come à caso, veder quelle piante beate e, perciò in se stessa rivolgendosi lascia, come à caso, veder quelle piante beate e, come dal natural peso della lana, onde ella è finta esser tessuta, vien distesa adattandosi alle Verginee membra lascia insieme scorger la forma di quel sacro corpo, che di lei si copre. Ne però meno si distingue la forma delle gambe perché il lume sia dalle ginocchia che soprastanno, et si distendono in fuori, in parte à loro tolto.
Onde si cagiona l’ombra, ò sbattimento, mentre lo stesso lume scendendo dall’altissimo vertice della lanterna vien diffuso dalla gloriosa umanità di Chr.o et egualm.te con meravigliosa soavità dal profondo giuditio del pittore per tutto il campo aperto vien comparito con proporzione uguale nel disuguale distanze, e nell’aria, e sopra i corpi, et alle nuvole di tutta la veduta composizione.
Le braccia sono sollevate le mani aperte, il viso eretto verso l'altissima cima del cielo lasciando in ombra dolcissima il collo scopertosi, mà, ò dal riflesso del circostante lume, ò dalla diffusione del proprio interno splendore chiaro, e quasi senz'ombra, e la faccia è
accorciata dal mento ai crini, coperti di un velo che imita il cinericcio splendito cadente sopra gli omeri in onde soavi. Quinci con incredibile espressione dell'allegrezza, e dell'estasi amorosa, onde la Vergine e absorta, miransi ambi i lumi di lei immobilm.te affissi al centro del viso del suo caro figlio da cui ella rapita, e da gli angeli sollevata pendendo in mezo al campo dell'aperto cielo ascende”


 
Da " Descrittione della Cupola di S.Andrea della Valle depinta dal Cavalier Gio: Lanfranchi" scritto del letterato parmense Ferrante Carlo contemporaneo alla realizzazione degli affreschi del Lanfranco, del quale riporto solo la Descrizione della Vergine. Si tratta della trasposizone poetica dell'affresco stesso, in cui il letterato dialogando con le pitture  cerca di accompagnare il lettore in una sinestesia perfetta.


 





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