martedì 13 settembre 2011

Le pietre che parlano

Il Duomo di Molfetta è stato costruito in due periodi diversi, dal XII sec. al XIII. Ad oggi il duomo presenta una facciata ad occidente tronca (la principale), molto probabilmente non completata o forse un’entrata secondaria. Nel complesso, tutta la sua stratificazione, si configura come uno dei massimi esempi di ibridismo medievale sul suolo pugliese. La copertura a cupole, molto anomala in questo periodo, ci proietta verso oriente, come anche i piccoli archetti ciechi presenti sulla facciata absidale. Queste cupolette hanno la particolarità di alludere alla struttura del trullo nella loro copertura esterna, elemento questo presente in molte chiese della zona. Altra anomalia, la presenza di due torri, delle quali una ha funzione campanaria, l’altra era una torre di avvistamento. L’intero edificio, oggi circondato su un fianco da una banchina, un tempo si stagliava sul mare; lo si incontra quasi per caso, sebbene sia molto visibile dal mare, addentrandosi nelle vecchie stradine del borgo.

Si tratta di veri e propri gioiellini architettonici, piccoli ritagli di storia che si incagliarono lungo le arterie delle vie di pellegrinaggio, nei polmoni di questi bellissimi borghi marinari popolati -ormai si potrebbe quasi dire un tempo- dalla vivacità istrionica dei pescatori; realtà in cui le pietre si sono meravigliosamente conservate congelando i tempi storici.

Quando si viene da queste parti, le forme del mediterraneo tutto, anche quelle non propriamente cristiane, si fondono in un riverbero generato dell’eco di queste pietre narranti, aprendoci gli orizzonti verso il mare, verso l’ignoto …verso altro.

Martin

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