domenica 18 settembre 2011

Cecco: il più caravaggesco di Caravaggio?




resurrezione 1619-20 ca. oggi a Chicago

Francesco Boneri, in arte Cecco del Caravaggio, è stato un seguace del Caravaggio, molto probabilmente un suo vero e proprio allievo. Nel 1620 il marchese Guicciardini affida ad artisti di ortodossia caravaggesca il compito di decorare la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Felicità a Firenze. Il quadro qui proposto faceva parte di questo progetto, ma non arrivò in sede per il rifiuto dello stesso committente. L'opera dovrebbe ascriversi al 1619-20 ca. ed è intrisa di tutti quei valori pittorici che Cecco aveva potuto apprendere dal Merisi. Il dipinto sembra addirittura più sfacciatamente caravaggista ddi un'opera del caravaggio: una scena densamente popolata che trova il suo precedente nelle Sette Opere di Misericordia del maestro, in cui i contrasti luministici si spingono fino all'esasperazione. La ressurrezione è vista come un portento in cui goffi personaggi annichiliscono dinanzi a un tal prodigio, lo sgomento è totale; un angelo libera il sepolcro mentre il trionfo del Cristo sulla morte domina la scena. La posa del Cristo ricorda vagamente quella del Giudizio michelangiolesco (citazioni che, non a caso, andava praticando anche il Merisi), lo stendardo da lui posseduto sembra quasi un fotogramma. Cecco è stato grandissimo pittore del quale non si ha grande memoria, ma dinanzi a capolavori di questo calibro non si può che apprezzare la sua virulenta interpretazione della pittura caravaggesca. Elabora un linguaggio quasi più osato di quello del maestro, dove, addirittura, il sepolcro dal quale risorge il Cristo viene intercalato all'interno di un vicolo romano, quel vicolo che divenne vero e proprio metro universale di questa pittura; è probabile che proprio per questi particolari l'opera venne respinta dal commitente.
La sua pittura è spesso popolata da figurini alquanto goffi, il che farebbe pensare ad una volontà dell'artista piuttosto che ad un'incapacità, un elemento che accresce la realtà della sua pittura.
Dalle fonti si evince che Cecco non seguì il caravaggio solo nelle "discipline" pittoriche ma anche in quelle di strada.

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